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| NEWS
dal NAZIONALE |
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“
Urbani cambi il Decreto che definisce i profili dei
restauratori”. |
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30.000
cartoline di protesta pronte ad “invadere”
il ministero dei Beni Culturali.
Si
terrà il 18 aprile a Roma l’ Iniziativa
unitaria nazionale Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal
Uil per lanciare la mobilitazione sulle problematiche
professionali delle figure operanti nel settore del
Restauro, per illustrare le modifiche proposte dai sindacati
al Decreto del Ministero per i beni e le attività
culturali. Il Decreto definisce i profili dei restauratori
e degli altri operatori che svolgono attività
complementari al restauro, attraverso una definizione
delle competenze talmente generica da snaturare l’inquadramento
professionale del Contratto Nazionale degli Edili.
L’iniziativa
sarà caratterizzata dalla raccolta di firme e
dalla distribuzione di 30 mila cartoline da far sottoscrivere
ai lavoratori del restauro che verranno inviate al Ministro
dei Beni Culturali. A seguito dell’Iniziativa
di Roma, la raccolta di firme continuerà nelle
principali città d’arte del nostro Paese:
Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Perugia, Roma e Venezia,
città nelle quali per tutto il mese di maggio
le organizzazioni territoriali unitarie di categoria
organizzeranno appositi presidi nei punti di maggior
incontro con l’opinione pubblica.
All’incontro
parteciperanno oltre ai rappresentanti del settore restauro
i Segretari Generali di FeNEAL UIL Franco Marabottini,
FILCA
CISL Domenico Pesenti e di FILLEA CGIL Franco Martini.
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NEWS
dal NAZIONALE |
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Nessuna
proroga alla delega sul T.U. |
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Il
Ministro Sacconi assicura che per tutta la restante
legislatura non vi sarà alcuna riproposizione
del Testo Unico sulla sicurezza |
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| Nei
giorni scorsi il sottosegretario al Welfare Sacconi,
nel riferire alla Commissione Lavoro del Senato le motivazioni
della decisione del Governo di ritirare lo schema del
testo unico in materia di sicurezza del lavoro, ha precisato
che non vi saranno proroghe alla delega al Governo,
prevista dall’articolo 3 della legge n. 229 del
2003, la cui scadenza è fissata per il mese di
giugno 2005. Pertanto è ufficiale che per tutta
la restante legislatura non vi sarà alcuna riproposizione
del Testo Unico sulla sicurezza. Il successo del sindacato
e di quanti si sono opposti fin dall’approvazione
della delega alla impostazione di questo provvedimento
è, quindi, completo. Restano immutati tutti i
problemi in materia di sicurezza, anche questa legislatura
si conclude senza un Testo Unico, ma soprattutto da
questo Governo sono stati gettati via quasi tre anni
di lavoro nel tentativo di stravolgere le norme sulla
sicurezza, anziché risolvere i problemi reali
che provocano tanti infortuni e malattie professionali. |
| Alleghiamo
il resoconto delle comunicazioni del Sottosegretario
e vi salutiamo fraternamente. |
Roma
30 maggio 2005 |
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| p.
la Segreteria Nazionale
Mara
Nardini
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Comunicazioni
del sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche
sociali Sacconi sull'esercizio della delega di cui
all'articolo 3 della legge 29 luglio 2003, n. 229,
riguardante il riassetto normativo in materia di salute
e sicurezza del lavoro. |
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| Il
sottosegretario SACCONI fa preliminarmente presente
che la decisione del Governo di ritirare lo schema di
decreto legislativo recante il testo unico delle norme
in materia di sicurezza del lavoro è tuttora
in corso di comunicazione alle Presidenze delle Camere.
Per quanto riguarda le motivazioni di tale scelta, occorre
in primo luogo ricondursi alla distanza tra l'impostazione
che il Governo ha posto alla base della redazione dello
schema di decreto legislativo e le tesi espresse dal
Consiglio di Stato e dalle regioni - nell'ambito della
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo n. 281 del 1997 - in sede di espressione
dei previsti pareri. In particolare, il Consiglio di
Stato e le regioni non hanno condiviso la tecnica legislativa
adottata dal Governo, che, nel rispetto del vigente
ordinamento costituzionale, ha inteso però anche
tenere conto della condizione di transizione determinata
dalla presenza di un testo di riforma del Titolo II
della Costituzione, attualmente in fase avanzata di
esame da parte delle Camere, nel quale, tra l'altro,
la materia della sicurezza del lavoro viene ricondotta
alla competenza esclusiva dello Stato. Questa impostazione,
peraltro, è stata condivisa dalle parti sociali,
concordi nel ritenere che una lettura troppo rigida
della competenza legislativa attualmente attribuita
alle regioni in materia di sicurezza del lavoro avrebbe
prodotto effetti non desiderati di dumping sociale.
Nel
definire l'ambito delle competenze statali, il Governo
ha ritenuto in primo luogo che, anche in coerenza
con la più recente giurisprudenza costituzionale,
per le parti in cui la normativa in materia di sicurezza
rientra nella definizione legislativa del rapporto
di lavoro, essa è riconducibile nell'ambito
dell'ordinamento civilistico che l'articolo 117, secondo
comma, della Costituzione attribuisce in via esclusiva
alla competenza legislativa dello Stato. In tale ambito
rientrano poi ad avviso del Governo tutte le disposizioni
assistite da una sanzione penale, nonché la
disciplina che attiene ai profili del coordinamento
informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione
statale, regionale e locale, ai sensi del citato secondo
comma dell'articolo 117 della Costituzione. Sempre
per quanto attiene alla definizione del riparto costituzionale
delle competenze legislative, non si può ignorare
la responsabilità dello Stato per quanto concerne
il recepimento delle direttive comunitarie, che sono
all'origine di gran parte della normativa più
recente in materia di sicurezza del lavoro. Va evidenziato
quindi che alla competenza legislativa delle regioni,
in base alla tesi sostenuta dal Governo, sono ascrivibili
– relativamente alla materia in questione -
esclusivamente le normative primarie attinenti alle
politiche pubbliche per la salute e la sicurezza.
L'impostazione
qui brevemente illustrata dello schema di decreto
in questione, in particolare per quel che concerne
i profili attinenti al riparto delle competenze legislative
tra Stato e regioni, non è stata accolta dal
Consiglio di Stato, il quale nel parere espresso ha
manifestato la propria contrarietà rispetto
a tale impianto giuridico, seguito in tale approccio
critico anche dalle regioni.
Alla luce di tali rilievi il Governo ha preferito
optare per il ritiro dello schema di decreto –
che si auspica potrà essere predisposto nella
prossima legislatura - in quanto il recepimento degli
stessi avrebbe comportato una modifica radicale dell'impostazione
complessiva sottesa a tale provvedimento, in relazione
al quale peraltro l'Esecutivo sarebbe stato disponibile
ad accogliere, riguardo alle singole disposizioni,
i suggerimenti prospettati su profili di merito dalle
regioni stesse, nonché dalle parti sociali.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) osserva che dalle comunicazioni
rese dal Sottosegretario si evince che il Governo
esclude di proporre al Parlamento una proroga del
termine per l'esercizio della delega riguardante il
riassetto normativo in materia di salute e sicurezza
del lavoro, di cui all'articolo 3 della legge n. 229
del 2003. Anche per la legislatura in corso, dunque,
occorre prendere atto del fallimento, già registratosi
nella precedente legislatura, del tentativo di giungere
alla predisposizione di un testo unico delle norme
in materia di sicurezza del lavoro. Un'attenta lettura
del parere reso dal Consiglio di Stato e delle proposte
di modifica avanzate dalle regioni - alcune delle
quali, come il Sottosegretario ha chiarito, sarebbero
state peraltro recepite nel testo definitivo - indica
con chiarezza che l'Esecutivo ha elaborato lo schema
di testo unico sulla base del progetto di riforma
costituzionale ancora all'esame delle Camere e non
sulla base della Costituzione vigente, nel presupposto,
rivelatosi infondato, che almeno da parte delle regioni
sarebbe giunto un sostanziale assenso a tale scelta.
Per effetto di questa valutazione erronea del Governo,
i lavoratori, le imprese e gli operatori saranno privati
ancora per questa legislatura di un essenziale strumento
di tutela quale avrebbe potuto essere il testo unico
sulla sicurezza del lavoro. Al di là del merito
del provvedimento trasmesso alle Camere dall'Esecutivo,
non si può evitare di prendere atto con forte
disappunto delle deplorevoli conseguenze di una scelta
sbagliata.
Il
sottosegretario SACCONI, dopo aver precisato che il
Governo non proporrà proroghe del termine previsto
dall'articolo 3 della legge n. 229 del 2003, fa presente
che un testo unico delle norme in materia di sicurezza
del lavoro sarebbe risultato effettivamente utile
solo nella misura in cui non si fosse limitato ad
una mera compilazione. Per quanto riguarda l'interpretazione
dell'attuale assetto delle competenze legislative
tra Stato e regioni, occorre peraltro rilevare che
il parere del Consiglio di Stato contrasta per alcuni
aspetti con la recente giurisprudenza della Corte
Costituzionale relativa al contenzioso sollevato da
alcune regioni sul decreto legislativo n. 276 del
2003, e anche l'attuale posizione delle regioni stesse
contrasta con quelle assunte in passato su temi analoghi.
Ad esempio, per quanto riguarda la disciplina di recepimento
della normativa comunitaria sull'orario di lavoro
- che pure è considerata parte integrante della
legislazione in materia di sicurezza - le regioni
nulla ebbero ad obiettare circa l'affermazione della
competenza legislativa esclusiva dello Stato, giustamente
ritenendo che la legislazione sull'orario di lavoro
rientrasse nella sfera della disciplina del rapporto
di lavoro, e quindi nell'ambito dell'ordinamento civile,
che l'attuale testo della Costituzione devolve alla
competenza esclusiva dello Stato.
In linea generale, occorre sottolineare che la materia
della sicurezza del lavoro non può trovare
soluzioni adeguate nell'ambito dell'attuale disciplina
costituzionale: in tale senso si sono espresse anche
le parti sociali, che hanno manifestato un orientamento
in larga misura favorevole all'attribuzione allo Stato
della competenza legislativa esclusiva in tale materia,
poiché temono, come si è già
sottolineato, che una lettura eccessivamente rigida
delle competenze regionali possa dare luogo a discipline
della sicurezza del lavoro territorialmente differenziate
e, pertanto, ad indesiderati fenomeni di dumping sociale.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire,
il presidente ZANOLETTI ringrazia il Sottosegretario
per avere sollecitamente accolto l'invito rivoltogli
dalla Commissione e dichiara conclusa l'audizione.
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