LUCIANO FRATONI
Segretario Generale CGIL Teramo

Care compagne e cari compagni e graditi ospiti, nel promuovere questo nostro convegno su "Mobbing e ....dintorni", ci siamo chiesti in Segreteria CGIL prima e in Comitato Direttivo poi, se volontà di mettere alla prova certezze consolidate nel tempo, capacità di porsi in discussione, di aprirsi ad un'integrazione della negoziazione quotidiana nei luoghi di lavoro, avesse una ragione d'essere rispetto a questo mal sottile che pur abbiamo riscontrato e riscontriamo in decine di casi.
In buona sostanza, se i problemi della disoccupazione e della inoccupazione, dei diritti negati, delle antiche ma purtroppo in quanto ancora largamente praticate, violenze perpetrate nelle fabbriche, negli uffici, nei cantieri e nei nuovi lavori, non dovessero continuare ad avere una prevalenza totalizzante su tutto il resto.
Ci siamo detti che no, così non poteva e non doveva continuare ad essere, non fosse altro perché noi tutti consumiamo, sui luoghi di lavoro, almeno due terzi della nostra giornata, una parte consistente della nostra vita, un momento, non solo di reddito ma anche di interazione sociale, di rapporti di contatti con le altre persone. E quel che ci accade in quelle lunghe ore condiziona, nella sostanza delle cose, la nostra vita che da esse non è separabile.
E siccome non siamo o non ci consideriamo o non vogliamo essere né impiegati, né mestieranti, ma militanti in una organizzazione quale è la CGIL, della militanza attiva ci interessa e ci riguarda anche la curiosità dell'intelligenza, il voler comprendere quello che realmente accade per attrezzarci culturalmente, per dotarci della strumentazione necessitante a contrastare fenomeni sempre più presenti.
Vedete, care compagne e cari compagni, amici, fra il tanto decantato "nuovo" che avanza, fra le tante nuove forme di lavoro che insistono, fra i tanti nuovi lavori, vi sono anche nuove forme di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, terrore psicologico, violenze verbali, astuti boicottaggi, dinamiche persecutorie, forme di emarginazione, di isolamento, dequalificazione professionale, trasferimenti improvvisi e ripetuti, privazione o cambiamento immotivato della normale attività lavorativa,impossibilità ad accedere ad informazioni, a comunicare, interferenze continue, malversazioni quotidiane, volontà espressa di predominio assoluto ed altro, molto altro ancora, in pratica strategie precise e deliberatamente messe in atto per causare danni alle persone colpite o per allontanarle o farle allontanare dal loro lavoro.
Il tutto va sotto il nome di mobbing, un termine straniero che per semplicità ed immediatezza ci consente di affermare una cosa senza tante parole. Si tratta in sostanza di dar nome a quello stress continuo provocato dal comportamento dei colleghi, dirigenti ed altri, aggressivo, e vessatorio e non l'abituale stress che si accumula sul luogo di lavoro per altre ragioni.
Il lavoratore o la lavoratrice che ne è soggetto, che ne è colpito, si ammala nel vero senso della parola. Il fenomeno è davvero diffuso e in alcuni paesi europei è considerato una malattia professionale e lo si vuole assimilare a un reato di natura penale. In Italia accusiamo un notevole ritardo, si studia solo da pochi anni, pur tuttavia, è stata presentata in Parlamento una proposta di legge nel Luglio 1996 che vuole prevedere il reato di mobbing e perseguirlo penalmente, equiparandolo a un reato verso la persona e verso la società.
Conoscere, imparare, attrezzarsi, per noi sindacalisti, per i nostri quadri dirigenti di fabbrica, uffici, cantieri, per chi fa negoziazione nei luoghi di lavoro ad ogni livello, vuol dire essere nella condizione di intervenire sui casi di danni psicofisici e biologici, vuol dire sapere valutare le condizioni di sicurezza lavorativa che devono essere garantite a ciascuno, vuol dire non lasciare solo nessuno con il suo problema. Problema grande, a volte fonte di malattia, a volte fonte di reazioni violente, a volte fonte di autolicenziamento, sempre e comunque fonte di sofferenza, di disagio, di cattiva qualità di vivere non solo quei due terzi della giornata ma tutta la giornata, tutto il vivere quotidiano.
Dobbiamo imparare a capire la situazione di pericolo della vittima, saper essere presenti, pur consci che gli strumenti a disposizione del sindacato non sono sempre sufficienti anche perché, spesso, il responsabile di tali aggressivi e lesivi comportamenti è "formalmente" i regola,anzi, a volte, riesce a far apparire colpevole la vittima.
Vi è un lavora da fare anche da parte delle aziende: chi si occupa di direzione del personale deve essere in grado di capire ed intervenire su questi fenomeni sin dal loro primo manifestarsi. E non tollerare , o addirittura, promuovere, se non per sensibilità sociale, come pur dovrebbe essere e come è auspicabile che sia, quanto meno per i costi derivanti in termini di assenze per malattia, sostituzioni, mancata produzione e/o produttività.
Con il convegno di oggi noi intendiamo abbattere un muro di non attenzione e di non conoscenze, per aprire una strada di tutela individuale e collettiva anche su questo versante. Un versante che per molti versi ha un sapore antico, ma che ha assunto nuove forme e nuova veste.
La nostra è una CGIL di provincia, di una provincia anche piccola. Noi non abbiamo certo la presunzione di saper affrontare e ancor meno di risolvere grandi temi. Forse proprio per questo vogliamo misurarci con i problemi dei lavoratori, dei nostri iscritti e non vogliamo sottrarci a questo impegno e per quello che possiamo e per quello che sappiamo siamo quì per dare una mano d'aiuto. le tante gradite presenze questa mattina, testimoniano che l'aver deciso di promuovere questo convegno è stata una decisione saggia. La relazione del Professor Harald Ege che seguirà questa mia breve presentazione, le comunicazioni previste e le conclusioni della compagna Betty Leone, segretaria nazionale CGIL, ci saranno di grande aiuto. Ne abbiamo bisogno perché il problema che affrontiamo non è per noi di carattere culturale: noi abbiamo registrato e registriamo decine di casi, siamo a conoscenza di un grumo vissuto che ci preoccupa fortemente, dobbiamo attrezzarci a saper prevenire, a saper assistere, a saper intervenire. Tutta la struttura della CGIL deve essere messa in condizioni conoscitive operative tali da essere pronta, motivata, preparata. Un lavoro difficile, ma necessario.
Intendiamo provarci anche per arricchire il patrimonio su cui stiamo scrivendo la carta d'identità di un sindacato nuovo.

RISOLUZIONE CONSIGLIATA: 1024 x 768 C.G.I.L.Teramo  
  TEL. 0861 - 210944
WEBMASTER: Gabriele Mancini
E-MAIL: info@cgilte.it