E PER COMPAGNIA UN TELEFONO MUTO
Dal dossier della Cgil di Teramo
Rassegna Sindacale num.32 21/09/1999
Più di 70 casi di mobbing in un dossier raccolto negli ultimi due anni dalla Cgil di Teramo. Quelle che seguono sono , in sintesi, le testimonianze relative ai due procedimenti legali avviati, per la prima volta nel nostro paese, con il sostegno del sindacato.

Il primo caso riguarda un'impiegata in un comune da oltre 13 anni. " Ho dedicato al lavoro anche molto del tempo necessario alla mia famiglia. Per l'impegno dimostrato ho ricevuto molti encomi ed elogi, anche dalle diverse amministrazioni che si sono succedute in questi anni. Da circa due anni le cose però sono cambiate, e da "insostituibile" sono come per incanto diventata "di troppo" e "scomoda". Forse quelli dell'attuale giunta hanno pensato che ero l'artefice delle numerose sofferenze giudiziarie del sindaco e, quindi, hanno pensato di decretare la mia fine lavorativa. Il primo segnale è stato lo spostamento all'ufficio informazioni, ubicato al di fuori della sede comunale. Di seguito, non mi venne recapitata più la posta e le mie lettere in uscita giacevano tranquillamente al protocollo.Gli incontri con il sindaco venivano sempre rinviati e man mano venivo eclusa dai processi organizzativi ed informativi del mio settore.Assistevo intanto a repentini cambi di qualifiche di qualche mio collega , che nottetempo si ritrovava "premiato" , mentre a me si chiedeva di andare ad affiggere i manifesti. Le telefonate che arrivano al centralino vengono respinte in malomodo, e senza spiegazioni, come se non lavorassi più in quel Comune. L'unica mia compagnia è una scrivania vuota , un telefono muto e la solidarietà di due colleghi.Com'è possibile accettare di chiedere il permesso per andare in bagno a 37 anni, quando alcuni dei tuoi colleghi vanno al bar? L'escalation delle contestazioni supera ogni decenza, e senza rispetto per la dignità di chi lavora".
Un caso analogo si è verificato in una fabbrica tessile della Val Vibrata: la vittima del mobbing racconta come da due anni la sua vita sia diventata un "tunnel nero". " I rapporti con la ditta si sono incrinati da quasi due anni, prima andava tutto bene. Ero responsabile dell'ufficio acquisti, il mio lavoro era una parte importante ,gli ho dato tanto del mio tempo, fino a trascurare la famiglia. Adesso mi trovo peggio di un barbone, perchè almeno lui dalla società riceve qualche aiuto, io in quella fabbrica non ricevo più il saluto dai tre quarti dei dipendenti. Tutto è diventato un inferno quando mi affiancai al sindacato e soprattutto quando decisi nell'aprile 1998 d'iscrivermi e diventare rappresentante sindacale.Era così insopportabile che avrei finito per cedere, se un giorno il titolare non mi avesse minacciato dicendomi:"Alla fine faremo i conti". Alla fine capii che dovevo far valere i miei diritti. Sono successe le cose più cattive che si possano immaginare.La stretta collaboratrice del titolare mi negava perfino il materiale occorrente per il mio lavoro. A volte veniva in magazzino e poi diceva al responsabile che non stavo facendo niente e gli diceva "fagli fare gli inventari". Questo quasi tutti i giorni. Soffro di ansie e ho uno stato depressivo, la notte mi sveglio di colpo piangendo. Come potrei esprimere come mi sento, solo chi vive questa esperienza può capire il male che mi è stato fatto."

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