| Dieci miliardi di lire l'anno.
E' quanto perdono grandi industrie come la Volkswagen, la Siemens
e la Bayer a causa del mobbing. I costi di questo fenomeno (dal
verbo inglese to mob: assalire,circondare, che possiamo tradurre
come "terrore psicologico nei luoghi di lavoro "), produttivi,
ma soprattutto sanitari e perfino in termini di vite umane, sono
sempre meno sostenibili e dal punto di vista umano inaccettabili.
I danni alla salute causati dal mobbing sono innumerevoli: mal di
testa e capogiri, incubi ricorrenti, vuoti di memoria e di concentrazione
, svenimenti, inappetenza, vomito, tremori, difficoltà respiratoria,
gastrite, tachicardia, aggressività incontrollata, depressione
e, nei casi più gravi, persino suicidio.In Europa le vittime
del terrore psicologico nei luoghi di lavoro sono stimate attorno
ai 12 milioni di persone e in Italia, secondo i pochi studiosi che
se ne occupano, sarebbero un milione e mezzo, mentre si calcola
che siano circa 5 milioni le persone in qualche modo coinvolte dal
fenomeno come spettatori. Un problema, quello del mobbing, nel nostro
paese finora sostanzialmente ignorato: solo la Clinica del Lavoro
di Milano e l'Associazione Prima di Bologna, fondata nel '96 dal
ricercatore tedesco Harald Ege, fanno opera di prevenzione e assistenza
medica e materiale. E in casa sindacale? Nell'ambito delle tre principali
confederazioni si sta creando , attorno all'argomento, un certo
interesse e si stanno già realizzando alcune iniziative.
La Uil enti locali di Perugia ha condotto di recente una ricerca
tra i dipendenti comunali ( il 35% degli interpellati ha dichiarato
di aver ricevuto attacchi alla reputazione , il 38% di essere sistematicamente
isolato da superiori e colleghi ) e ha deciso di aprire uno sportello
contro gli abusi sul posto di lavoro. La Cgil della Lombardia sta
realizzando proprio in questo periodo un'indagine sul fenomeno tra
i lavoratori della regione, mentre la Camera del Lavoro di Teramo,
la prima struttura sindacale che ha deciso di accompagnare in una
causa giudiziaria due vittime di mobbing,ha raccolto negli ultimi
due anni 75 denunce di comportamenti ostili subìti dai lavoratori.Ma
non si tratta soltanto di iniziative a carattere territoriale.La
Cgil nazionale ha tradotto e inviato a tutte le sue strutturealcuni
mesi fa il testo delle disposizioni emanate sulla materia nel settembre
del '93 dall'Ente nazionale per la salute e sicurezza svedese (reperibile
nel sito internet www.cgil.it). "Si tratta di un codice di
condotta - dice Luisa benedettini, dell'Ufficio salute e sicurezza
della Cgil nazionale - che spiega come comportarsi nelle aziende
per governare questo fenomeno: azioni molto ovvie, ma anche molto
pratiche. L'informazione e la sensibilizzazione degli Rls, dei quadri
e degli attivisti del sindacato è fondamentale".
Nelle fabbriche, negli uffici pubblici e privati, negli ospedali:
il mobbing colpisce ovunque. Una forma di terrore psicologico che
si manifesta con atti e strategie persecutorie. Gli aggressori,
i mobber, possono essere colleghi, superiori, a volte i rappresentanti
della stessa azienda ( per indurre alle dimissioni volontarie dipendenti
divenuti in qualche modo "scomodi"). Vittime del mobbing
non sono necessariamente i lavoratori "modello Fracchia",
con le caratteristiche tipiche del caprio espiatorio. " Spesso
si tratta di persone brillanti - spiega Harald Ege -, che vengono
dal resto del gruppo come pericolose o semplicemente portatrici
di un elemento di rottura. A scatenare l'aggressività , in
questi casi, può essere l'invidia per i successi altrui,
la paura di perdere determinati privilegi, l'ambizione: dinamiche
sottili che si sviluppano senza che neppure i protagonisti siano
deltutto consapevoli".
Le forme che il mobbing può assumere sono molteplici: vanno
dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze,dalle
continue critiche alla sistematica persecuzione , all'assegnazione
di compiti dequalificanti. Nei casi più gravi si può
arrivare anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Gli
studiosi hanno individuato ben 45 comportamenti ostili , suddivisi
in 5 grandi categorie: attacchi alla possibilità di comunicare,
alle relazioni sociali, all'immagine, alla situazione professionale
e alla salute. " Un fenomeno - spiega Ege - che non deve essre
tuttavia confuso con la quotidiana conflittualità , più
o meno marcata, che si verifica in tutti gli ambienti di lavoro,
dovuta alle tensioni , alla convivenza forzata in ambienti ristretti,
a malumori banali o passeggeri. Il mobbing è la routine del
conflitto: avviene , cioè, quando gli episodi di conflittualità
non si estinguono in un'unica soluzione, ma si ripetono almeno una
volta a settimana e per almeno sei mesi".
I danni alla salute del "mobizzato" sono comprensibilmente
molto gravi, ma anche l'azienda all'interno della quale si verificano
episodi di terrore psicologico ne può riportare serie conseguenze:la
vittima non lavora più con gli stessi ritmi , la sua efficienza
e la sua produttività tendono a ridursi notevolmente. Le
ricerche fin qui condotte hanno riscontrato cali di prestazione
dovuti al mobbing fino all'80% della capacità lavorativa
individuale. E i problemi per l'impresa non si esauriscono qui."
Nel caso in cui il lavoratore mobizzato abbia subito un danno permanente
alòla sua capacità lavorativa, stabilito da perizie
medico-legali - osserva Ege - egli può citare in giudizio
l'azienda stessa,che, se perde la causa può essere costretta
a risarcirlo con somme di denaro anche ingenti. Non a caso l'ultimo
contratto integrativo della Volkswagen, in Germania, contiene una
clausola specifica, unica realtà nel panorama internazionale,
contro il terrorismo psicologico.
Le indagini realizzate all'estero hanno anche dimostrato che il
mobbing può portare all'invalidità psicologica e che
, quindi, si configura anche come una malattia professionale o un
infortunio sul lavoro. In Svezia e in Germania centinaia e migliaia
di vittime di mobbing sono finite in prepensionamento o addirittura
in clinica psichiatrica. E' evidente che in casi di questo tipo,
i costi non investono solo i datori di lavoro( che devono pagare
i periodi di malattia delle vittime) ma l'intera società:
un lavoratore costretto alla pensione a 40 anni costa mediamente
alla comunità (secondo dati rilevati nei due paesi del Nord
Europa) ben un miliardo e 200 milioni di lire in più di uno
pensionato all'età prevista.
Come uscire dal tunnel? Intanto imparando a riconoscere il fenomeno."Occorrono
corsi di formazione per educare chi gestisce le risorse umane nelle
imprese e negli enti- dice Ghery Piantieri, della Funzione Pubblica
Cgil di Teramo- e per i datori di lavoro, che devono comprendere
che il mobbing incide negativamente sulla produttività e
ha un costo elevato per le aziende. Il sindacato, dal canto suo,
dovrebbe provvedere mediante la contrattazione integrativa a predisporre
appositi regolamenti antidiscriminatori. E' tempo di pensare al
riconoscimento di questa nuova malattia professionale, e nel frattempo,
di dare piena attuazione alla legge 626 sulla salute nei luoghi
di lavoro. Benchè prevista dalla normativa, la figura del
medico al quale rivolgersi in azienda è ancora troppo poco
diffusa.
Marina Iacovelli
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