QUESTA NUOVA MALATTIA PROFESSIONALE.
La Cgil Lombardia avvia un'indagine, la Camera del lavoro di Teramo sostiene due lavoratori in giudizio, la Cgil nazionale pubblica su Internet la legge Svedese: i sindacati si attrezzano.
Rassegna Sindacale num.32 -21 sett. 1999
Dieci miliardi di lire l'anno. E' quanto perdono grandi industrie come la Volkswagen, la Siemens e la Bayer a causa del mobbing. I costi di questo fenomeno (dal verbo inglese to mob: assalire,circondare, che possiamo tradurre come "terrore psicologico nei luoghi di lavoro "), produttivi, ma soprattutto sanitari e perfino in termini di vite umane, sono sempre meno sostenibili e dal punto di vista umano inaccettabili. I danni alla salute causati dal mobbing sono innumerevoli: mal di testa e capogiri, incubi ricorrenti, vuoti di memoria e di concentrazione , svenimenti, inappetenza, vomito, tremori, difficoltà respiratoria, gastrite, tachicardia, aggressività incontrollata, depressione e, nei casi più gravi, persino suicidio.In Europa le vittime del terrore psicologico nei luoghi di lavoro sono stimate attorno ai 12 milioni di persone e in Italia, secondo i pochi studiosi che se ne occupano, sarebbero un milione e mezzo, mentre si calcola che siano circa 5 milioni le persone in qualche modo coinvolte dal fenomeno come spettatori. Un problema, quello del mobbing, nel nostro paese finora sostanzialmente ignorato: solo la Clinica del Lavoro di Milano e l'Associazione Prima di Bologna, fondata nel '96 dal ricercatore tedesco Harald Ege, fanno opera di prevenzione e assistenza medica e materiale. E in casa sindacale? Nell'ambito delle tre principali confederazioni si sta creando , attorno all'argomento, un certo interesse e si stanno già realizzando alcune iniziative. La Uil enti locali di Perugia ha condotto di recente una ricerca tra i dipendenti comunali ( il 35% degli interpellati ha dichiarato di aver ricevuto attacchi alla reputazione , il 38% di essere sistematicamente isolato da superiori e colleghi ) e ha deciso di aprire uno sportello contro gli abusi sul posto di lavoro. La Cgil della Lombardia sta realizzando proprio in questo periodo un'indagine sul fenomeno tra i lavoratori della regione, mentre la Camera del Lavoro di Teramo, la prima struttura sindacale che ha deciso di accompagnare in una causa giudiziaria due vittime di mobbing,ha raccolto negli ultimi due anni 75 denunce di comportamenti ostili subìti dai lavoratori.Ma non si tratta soltanto di iniziative a carattere territoriale.La Cgil nazionale ha tradotto e inviato a tutte le sue strutturealcuni mesi fa il testo delle disposizioni emanate sulla materia nel settembre del '93 dall'Ente nazionale per la salute e sicurezza svedese (reperibile nel sito internet www.cgil.it). "Si tratta di un codice di condotta - dice Luisa benedettini, dell'Ufficio salute e sicurezza della Cgil nazionale - che spiega come comportarsi nelle aziende per governare questo fenomeno: azioni molto ovvie, ma anche molto pratiche. L'informazione e la sensibilizzazione degli Rls, dei quadri e degli attivisti del sindacato è fondamentale".
Nelle fabbriche, negli uffici pubblici e privati, negli ospedali: il mobbing colpisce ovunque. Una forma di terrore psicologico che si manifesta con atti e strategie persecutorie. Gli aggressori, i mobber, possono essere colleghi, superiori, a volte i rappresentanti della stessa azienda ( per indurre alle dimissioni volontarie dipendenti divenuti in qualche modo "scomodi"). Vittime del mobbing non sono necessariamente i lavoratori "modello Fracchia", con le caratteristiche tipiche del caprio espiatorio. " Spesso si tratta di persone brillanti - spiega Harald Ege -, che vengono dal resto del gruppo come pericolose o semplicemente portatrici di un elemento di rottura. A scatenare l'aggressività , in questi casi, può essere l'invidia per i successi altrui, la paura di perdere determinati privilegi, l'ambizione: dinamiche sottili che si sviluppano senza che neppure i protagonisti siano deltutto consapevoli".
Le forme che il mobbing può assumere sono molteplici: vanno dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze,dalle continue critiche alla sistematica persecuzione , all'assegnazione di compiti dequalificanti. Nei casi più gravi si può arrivare anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Gli studiosi hanno individuato ben 45 comportamenti ostili , suddivisi in 5 grandi categorie: attacchi alla possibilità di comunicare, alle relazioni sociali, all'immagine, alla situazione professionale e alla salute. " Un fenomeno - spiega Ege - che non deve essre tuttavia confuso con la quotidiana conflittualità , più o meno marcata, che si verifica in tutti gli ambienti di lavoro, dovuta alle tensioni , alla convivenza forzata in ambienti ristretti, a malumori banali o passeggeri. Il mobbing è la routine del conflitto: avviene , cioè, quando gli episodi di conflittualità non si estinguono in un'unica soluzione, ma si ripetono almeno una volta a settimana e per almeno sei mesi".
I danni alla salute del "mobizzato" sono comprensibilmente molto gravi, ma anche l'azienda all'interno della quale si verificano episodi di terrore psicologico ne può riportare serie conseguenze:la vittima non lavora più con gli stessi ritmi , la sua efficienza e la sua produttività tendono a ridursi notevolmente. Le ricerche fin qui condotte hanno riscontrato cali di prestazione dovuti al mobbing fino all'80% della capacità lavorativa individuale. E i problemi per l'impresa non si esauriscono qui." Nel caso in cui il lavoratore mobizzato abbia subito un danno permanente alòla sua capacità lavorativa, stabilito da perizie medico-legali - osserva Ege - egli può citare in giudizio l'azienda stessa,che, se perde la causa può essere costretta a risarcirlo con somme di denaro anche ingenti. Non a caso l'ultimo contratto integrativo della Volkswagen, in Germania, contiene una clausola specifica, unica realtà nel panorama internazionale, contro il terrorismo psicologico.
Le indagini realizzate all'estero hanno anche dimostrato che il mobbing può portare all'invalidità psicologica e che , quindi, si configura anche come una malattia professionale o un infortunio sul lavoro. In Svezia e in Germania centinaia e migliaia di vittime di mobbing sono finite in prepensionamento o addirittura in clinica psichiatrica. E' evidente che in casi di questo tipo, i costi non investono solo i datori di lavoro( che devono pagare i periodi di malattia delle vittime) ma l'intera società: un lavoratore costretto alla pensione a 40 anni costa mediamente alla comunità (secondo dati rilevati nei due paesi del Nord Europa) ben un miliardo e 200 milioni di lire in più di uno pensionato all'età prevista.
Come uscire dal tunnel? Intanto imparando a riconoscere il fenomeno."Occorrono corsi di formazione per educare chi gestisce le risorse umane nelle imprese e negli enti- dice Ghery Piantieri, della Funzione Pubblica Cgil di Teramo- e per i datori di lavoro, che devono comprendere che il mobbing incide negativamente sulla produttività e ha un costo elevato per le aziende. Il sindacato, dal canto suo, dovrebbe provvedere mediante la contrattazione integrativa a predisporre appositi regolamenti antidiscriminatori. E' tempo di pensare al riconoscimento di questa nuova malattia professionale, e nel frattempo, di dare piena attuazione alla legge 626 sulla salute nei luoghi di lavoro. Benchè prevista dalla normativa, la figura del medico al quale rivolgersi in azienda è ancora troppo poco diffusa.
Marina Iacovelli
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